A poco più di due mesi dalla scomparsa di Lucio, in una sera qualunque, ho avuto nostalgia della sua musica e l’ho cercata.
Il suo sito è nero, come una stanza vuota, come un angolo di cuore lasciato solo. Ma per poco. Perché poi arriva. Con la sua faccia buffa, i suoi occhiali, l’immancabile sigaretta e i suoi sogni.
Lui che la musica l’ha amata in un letto promiscuo e bevuta in un bicchiere di jazz. Lui che schettando è approdato alla musica leggera e che dormiva solo se lo stereo era acceso.
Lui che nei fili di una radio c’è entrato davvero. Lui che con la polvere dei sogni ha volato al fresco delle stelle e anche più in là. Lui figlio di Bologna. Continua a leggere

Lo confesso con sincerità e senza imbarazzi: mi trovo a sorprendermi ogni volta che succede. Che qualcuno si avvicini al palco, o mi venga a cercare – magari durante una pausa dei concerti di Sartoria – e che mi chieda di accennare a quella melodia. Poche note, anche solo il ritornello, di “