Lucio Dalla: artista, poeta, uomo… indimenticabile gigante della musica

A poco più di due mesi dalla scomparsa di Lucio, in una sera qualunque, ho avuto nostalgia della sua musica e l’ho cercata.

Il suo sito è nero, come una stanza vuota, come un angolo di cuore lasciato solo. Ma per poco. Perché poi arriva. Con la sua faccia buffa, i suoi occhiali, l’immancabile sigaretta e i suoi sogni.
Lui che la musica l’ha amata in un letto promiscuo e bevuta in un bicchiere di jazz. Lui che schettando è approdato alla musica leggera e che dormiva solo se lo stereo era acceso.
Lui che nei fili di una radio c’è entrato davvero. Lui che con la polvere dei sogni ha volato al fresco delle stelle e anche più in là. Lui figlio di Bologna. Continua a leggere

La sigla di Holly e Benji: il mio piccolo tatuaggio invisibile

Holly e BenjiLo confesso con sincerità e senza imbarazzi: mi trovo a sorprendermi ogni volta che succede. Che qualcuno si avvicini al palco, o mi venga a cercare – magari durante una pausa dei concerti di Sartoria – e che mi chieda di accennare a quella melodia. Poche note, anche solo il ritornello, di “Holly e Benji”, la sigla che Martelli mi fece incidere da solista nel 1986 e che ebbe uno straordinario successo.
Per me è come se si aprisse la scatola dei ricordi: una Madelaine di Proust da assaggiare tutte le volte. Continua a leggere

Qual è la musica più adatta per un matrimonio?

Qual è la musica più adatta per un matrimonio?La musica, come l’addobbo floreale o l’allestimento della location dove si terrà il ricevimento, è una delle tessere che compongono il meraviglioso mosaico che resterà indelebilmente impresso nella mente degli sposi e dei loro ospiti. La musica, che scalda, emoziona, diverte, incuriosisce, stupisce, è, anzi, un mosaico nel mosaico. Racchiude in sé i sentimenti e i gusti degli sposi e ha il potere esclusivo di creare legami invisibili che uniscono chiunque la ascolti ai suoi ritmi, alle sue sonorità.

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“Le Serate live di Sartoria “- Micro pensieri di un “pseudo musicista” off stage

Ascoltare spesso il live di Sartoria, per noi  musicisti (chi piu’, chi meno come il sottoscritto che scrive), dello staff  “giù-dal-palco”,  è un po’ come andare in vacanza sempre nello stesso posto da anni, ma riuscire a cogliere spunti diversi di volta in volta, in quanto l’ascolto viene sempre percepito con un orecchio diverso….

L’emozione che ti procura tale ascolto è indescrivibile.

Le canzoni pur essendo suonate e cantate sempre nello stesso modo, non sono mai recepite nella stessa maniera…..e per fortuna! Significa quindi che sia per chi suona sia per chi ascolta, non ci si imbatte in quello che potrebbe trasformarsi in una noiosa routine.

L’emozione per chi sta sul palco deve essere pari a quella di chi ascolta….Riuscire a trasferire, comunicare e consegnare al pubblico “emozioni in musica” non e’ cosa da poco.

Puntualmente ad ogni appuntamento  “live” di Sartoria, i musicisti “on stage”  sono capaci di entusiasmare l’attenta e divertita  platea, con consumata professionalità, basandosi su un linguaggio musicale immediato ed al tempo stesso raffinato.

“La terra  ti suscita vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare, suonare ti tocchera’ per tutta la vita”
Il suonatore Jones - F.De Andre’.

Gian Raffaele Leonardo Lomazzo

 

L’emozione della musica dal vivo

La musica dal vivo è innanzitutto un’esperienza emozionante, per chi l’ascolta e ancor più per chi la interpreta. Nella definizione “dal vivo” gli automatismi computerizzati o ancor peggio le basi preregistrate sono escluse a priori; parliamo quindi di musica realmente suonata e cantata in diretta da tutti i partecipanti la formazione.

Solo in questo modo è infatti possibile raggiungere il cuore dell’emozione musicale.

Quando c’è coinvolgimento emotivo dei musicisti all’opera, di qualsiasi livello di bravura purché sinceri, è molto facile che i sentimenti evocati dai brani suonati come fiducia, sofferenza, passione o aspettativa vengano trasmessi a chi ascolta, grazie ad uno dei più validi e intensi veicoli di emozione che è la musica stessa.

E non finisce qui.

L’ascoltatore è anche parte attiva in questo particolare tipo di comunicazione; il semplice battere del tempo, impercettibili movimenti del capo, espressioni del viso sintonizzate con quelle del solista, sono tutti segnali che vengono ricevuti da chi sta suonando.
Una sorta di ricompensa che in realtà vale, per chi suona, molto più dell’applauso finale.

Stefano Malinverno